La voce delle associazioni escluse dal processo penale contro Turetta, in corso dinanzi alla Corte di Assise di Venezia, è unanime nel sottolineare l’arretramento che segna questa decisione. Felicia D’Amico, rappresentante dell’associazione Insieme a Marianna, anch’essa esclusa dal processo, dichiara: «La decisione della Corte d’Assise di Venezia riporta tutto in una dimensione privata, come se il femminicidio di Giulia Cecchettin fosse una questione domestica, circoscritta a un ambito personale. Questo, però, è profondamente sbagliato. Il femminicidio non è mai solo una questione privata; ha un impatto pubblico e sociale, che merita un riconoscimento processuale adeguato. La corte di cassazione conferma da oltre un decennio la piena legittimazione delle associazioni a costituirsi parte civile».
In questi momenti angoscianti, il nostro pensiero e il nostro affetto va alle donne e gli uomini dell’Emilia Romagna, ancora una volta martoriati dalle piene e che ancora una volta pagano con la casa, con il lavoro scelte altrui.
Un abbraccio a loro, con l’augurio di rialzarsi presto e di ricevere i necessari sostegni, al di là delle speculazioni e degli sciacallaggi dei poteri politici.
UDI Nazionale.
Renata ci ha lasciato ieri nella struttura di Colleferro dove era ricoverata. La notizia è arrivata improvvisa in serata da parte del figlio. Dobbiamo molto a Renata per la sua passione politica per le donne profusa in tanti modi a partire dal suo impegno multi-decennale in Noi Donne curando meticolosamente le campagne abbonamenti della rivista fondamentali per la vita e la sostenibilità del giornale e le politiche dell’UDI fino a conoscere personalmente le abbonate di tutto il paese.
Nel Ddl 19/2024, quarto dei decreti nati con l’obiettivo di rendere più semplice e veloce la realizzazione degli investimenti finanziati dal Pnrr, è presente una norma che l’Unione Donne in Italia ritiene non sia attinente agli obiettivi di tale piano. Difatti nel testo finale da votare a stretto giro nell’aula parlamentare, approvato venerdì scorso dalla Commissione Bilancio della Camera dei deputati, è presente una disposizione che consente alle Regioni, nell’organizzare i servizi dei consultori, di “avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”.
Tale precetto, contenuto in un emendamento all’art. 44 del Ddl 19/2024, a prima firma di Lorenzo Malagola di FdI, consentirà alle associazioni antiabortiste di presidiare i consultori pubblici, dove le donne si recano per avviare la pratica per l’interruzione di gravidanza. Ben si conoscono i metodi di tali associazioni che si rivolgono alle donne che stanno andando ad abortire chiamandole “mamme” e danno informazioni errate e fuorvianti sulla procedura dell’interruzione volontaria di gravidanza. Si ingenera così un’azione colpevolizzante per la donne, sia per quelle che avevano scelto di interrompere la gravidanza, magari in seguito a una diagnosi prenatale patologica di anomalia del feto, sia per quelle che avevano avuto un aborto spontaneo, sia per quelle che non se la sentivano di divenire madri per svariati motivi.
Dagli anni della Resistenza, fino ai giorni nostri, l’UDI è stata e continua ad essere protagonista attiva delle lotte per i diritti e l’autodeterminazione delle donne in Italia e nel mondo.
Abbiamo condotto campagne per il diritto di voto, per il lavoro equamente retribuito, per la costruzione di un sistema di garanzie per le lavoratrici, e in particolare per le lavoratrici madri, per un nuovo diritto di famiglia, per i servizi sociali, in particolare per l’infanzia, per la scuola e per la sanità pubblica. Grazie anche al nostro impegno, la libertà femminile ha ottenuto piena dignità e riconoscimento, sebbene ancora oggi la nostra società non consenta di agirla pienamente. Permangono difficoltà, impedimenti, ostacoli che di fatto limitano l’autodeterminazione in tutti i luoghi e gli spazi.
Il 2024 ci consegna uno scenario globale caratterizzato dalla moltiplicazione dei teatri di conflitto, corsa al riarmo, distruzioni sistemiche, investimenti sempre più ingenti in spese militari.
È tempo che la forza delle donne sia spesa, nella ri-costruzione di un discorso democratico, fondato su libertà ed eguaglianza, in Europa e nel nostro paese.




