Non sono tragedie familiari

La strage di Sassuolo, l’uccisione del piccolo Mathias  a Viterbo,  e tanti, troppi casi simili, non sono “tragedie familiari” come invece l’informazione continua a chiamarli. Non sono una malattia, una morte accidentale, una disgrazia che colpisce una famiglia, ma sono le conseguenze  di una ormai seriale volontà, da parte di molti uomini, di non tollerare che donne e figlie e figli si allontanino, in qualche modo, dalla prigione che hanno costruito per loro con regole e barbare pratiche di dominio e violenza. 

UDI chiede che la società tutta faccia i conti con questa mattanza  con una seria e capillare prevenzione, innanzi tutto culturale a partire dalle scuole fino ad ogni aspetto della società. Formazione e informazione corretta di quello che sta accadendo nelle case e anche nei tribunali, dove le donne che denunciano temono per i propri figli.  

Prevenzione dunque e repressione seria anche questa, al netto di sconti compiacenti, di leggi e convenzioni internazionali scarsamente applicate, e in ogni caso di ogni complice ammiccamento verso la violenza maschile contro le donne. 

Deve essere chiaro che chi uccide per l’impossibilità di sopportare la libertà di una donna o di figli che sente come proprietà personale, quando non si uccide per non affrontare le conseguenze dei propri crimini, deve essere fermato, ma fermato davvero.

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