Lo scorso 26 maggio è stato presentato a Palazzo Malvezzi, con il patrocinio della Città Metropolitana, il romanzo storico “Ben ti voglio – Giovanni II e Ginevra” di Anna Maria Masetti. Vi si narra la storia della famiglia Bentivoglio, che governò Bologna nel XV secolo, nel rigoroso rispetto delle vicende storiche documentate nelle fonti bibliografiche, ma concedendo uno spazio all’immaginazione nel delineare il carattere dei protagonisti.

Con Giovanni Bentivoglio e Ginevra Sforza, i grandi storiografi e i cronisti bolognesi loro contemporanei non furono certo benevoli. Eppure, in un periodo storico segnato da guerre, lotte, intrighi e congiure, essi furono splendidi signori di Bologna per oltre quarant’anni e tennero una corte che gareggiò in magnificenza con quella di Lorenzo de’ Medici e di tutti i potentati del Rinascimento.

Nel romanzo, in cui prevalgono i personaggi maschili tipici di una struttura familiare e sociale di tipo patriarcale, sono descritte con particolare “simpatia” le figure femminili: Ginevra e le donne che furono in rapporti di amicizia con lei.

Ginevra, descritta dalle fonti (ovviamente maschili) come un’aristocratica fredda e altera, nel romanzo è presentata come una donna riservata, intelligente, appassionata, curiosa, attenta alle innovazioni, interessata alle scoperte scientifiche e tecniche di quegli anni che segnarono il passaggio dal Medioevo all’età moderna.

I suoi interessi erano condivisi da un’altra Sforza, Caterina, che fu signora di Imola e Forlì, piegata dopo una strenua resistenza dagli eserciti del papa e del re di Francia.

Anche Gentile Budrioli, altra donna di scienza e cultura, che prestava le sue cure anche ai concittadini indigenti, fu amica di Ginevra; ma la donna più potente di Bologna non poté fare nulla per lei quando venne denunciata all’Inquisizione e, rea confessa sotto tortura, fu condannata al rogo.

Amica di Ginevra, quasi figura materna, è Caterina de’ Vigri, fondatrice e badessa del monastero del Corpus Domini, che si rivolgeva a lei chiamandola “la mia colombina”.

La figura più inquietante è una ragazza, Francesca, secondogenita di Giovanni e Ginevra. Andò sposa, per suggellare l’alleanza tra Bologna e Faenza, a Galeotto Manfredi, che aveva una relazione precedente al matrimonio, non interrotta dopo le nozze. Francesca, informata del fatto, non si arrende alla condizione umiliante di donna tradita e consenziente: in un’epoca in cui molte questioni si risolvevano con la violenza, arma la mano del sicario che uccide Galeotto.

Si lascia a potenziali lettrici e lettori la curiosità di scoprire dove finisce la storia e comincia il romanzo.

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