«Guardatele. Direste mai che sono impegnate in una guerra? È il loro punto di forza, l’arma segreta. Nessuno sospetterebbe del viso giovane incorniciato dal colletto bianco da commessa timida, di una maestrina occhialuta in sottana scozzese e calzettoni, della bellezza che guarda trasognata a labbra dischiuse, coi capelli al vento. Sono solo donne, quindi creature fragili, vanitose, pettegole, tutte nervi, incapaci di nuocere ma anche di tenere un segreto, destinate a sposarsi, buone solo a far figli, a servire, decorare i salotti, a dar piacere al maschio, gratis o a pagamento.

Le contadine, poi, cosa vuoi che capiscano? Semianalfabete strappate alla scuola per faticare a sostegno della famiglia. Come le operaie delle filande, dei tabacchifici, delle fabbriche tessili, muli da sfruttare, pagandole sempre meno degli uomini. E loro zitte, con la furbizia di Penelope trasmessa di generazione in generazione, maturata nei pensamenti di milioni di donne intelligenti, anche se non hanno potuto affinarsi sui libri. Mai rassegnate, sorridono, dissimulano, fanno spallucce. Sanno come cavarsela, all’occorrenza. Ognuna a suo modo. Arte antica, puro teatro. […] Sorridi, annuisci, disfa la tela sottobanco. Sorridi e prepara l’attacco senza fartene accorgere».

Benedetta Tobagi, La Resistenza delle donne

Queste parole di Benedetta Tobagi risuonano negli intenti del progetto Vestire la libertà che le studentesse e gli studenti dell’IPSAS Aldrovandi Rubbiani presentano oggi per celebrare il 79° anniversario della Liberazione di Bologna dal nazifascismo. L’evento segna la conclusione di un lungo percorso didattico che, attraverso l’indagine storica, la scrittura creativa e la realizzazione degli abiti di scena, ha indagato le biografie esemplari di cinque partigiane attive nella Resistenza bolognese. Percorrendo il Monumento alle cadute partigiane di Villa Spada, potrete ascoltare le storie di vita e di impegno di Adelia “Emma” Casari, Diana Sabbi, Nella Baroncini, Vinka Kitarovic, Penelope Veronesi. A raccogliere il testimone di queste donne straordinarie – vestendo i loro panni e immaginando le loro parole – saranno cinque ragazze che oggi hanno quasi la stessa età che avevano loro quando scelsero di aderire al movimento di Resistenza. Il punto di accesso per ogni storia sarà un capo d’abbigliamento: un paio di calzoni, comodi per combattere; delle camicie realizzate con vecchie lenzuola, per i compagni di brigata; un paltò, ultimo capo indossato prima dell’arresto; un vestito leggero, per sfrecciare in bicicletta; un tailleur elegante, per confondere il nemico. Ma il titolo del progetto ha anche un significato simbolico: nel dopoguerra, queste cinque donne hanno vestito la libertà, conquistata a così duro prezzo, dedicandosi all’impegno civile e sociale, alla partecipazione politica, alla testimonianza. Per tutte loro, l’esperienza eccezionale della guerra di Liberazione è stata il punto di partenza di un percorso che si è realizzato, giorno dopo giorno, nell’ordinario tempo di pace. La storia di vita di queste donne, immune da qualsivoglia forma di protagonismo, insegna che la libertà richiede attenzione per gli altri, passione e responsabilità. E sono queste parole, urgenti più che mai, che vogliamo indossare.

Share: