Quarantadue anni fa, il 22 maggio 1978 veniva approvata la legge per la “tutela della maternità e sull interruzione volontaria di gravidanza” e si metteva fine ad un travagliato percorso iniziato anni prima che aveva visto le piazze italiane riempirsi di giovani donne per rivendicare la libertà di poter decidere e avere l’ultima parola sul proprio corpo. La legge depenalizzava e stabiliva le modalità per l’interruzione volontaria di gravidanza nelle strutture sanitarie pubbliche.

Una vittoria delle donne che non erano più in balia dei cosiddetti “cucchiai d’oro” ginecologi che praticavano l’aborto in cliniche private compiacenti per donne che potevano permetterselo,  mentre le altre si arrangiavano come potevano. Una scia di donne morte che si guadagnavano un trafiletto nelle pagine di cronaca dei giornali, immediatamente dimenticate e sacrificate alla morale imperante dei benpensanti.

Quel 22 maggio fu uno scossone. A curarne la sua applicazione fu una donna, cattolica,  di grande spessore istituzionale Tina Anselmi, nella sua veste di Ministra della Sanità che introduceva sempre nel 1978 il Servizio Sanitario Nazionale. 

Ma i benpensanti non si arresero e promossero un referendum abrogativo il cui esito il 17 maggio 1981 confermò che il Paese era molto più avanti del legislatore: la 194 ricevette  il 68% dei consensi.

Oggi i tentativi di affossarla persistono e in questa particolare situazione causata dal Covid19 noi affermiamo che indietro non torniamo. Siamo qui e dopo di noi ci saranno altre a difenderla perché una conquista di civiltà non si cancella.

UDI Bologna

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