Da lunedì 6 a giovedì 9 settembre 2021, alle ore 21:00 presso il Giardino Lavinia Fontana, Via del Piombo 5, Bologna, avrà luogo il ciclo di proiezioni Genere, diritti e lavoro. Accesso libero, senza prenotazione, con Green Pass. Per maggiori info contattateci ai nostri numeri alla sezione Contatti.

Il ciclo promuove quattro serate sul tema dei diritti e del lavoro in prospettiva di genere, a partire da quattro documentari realizzati dall’associazione e dai suoi partner (Museo del Patrimonio industriale di Bologna e Associazione di ricerca storico e promozione culturale Clionet). Le quattro serate promuovono una discussione sui diritti delle detenute e sulla condizione carceraria, sui diritti femminili e la partecipazione politica, sulle donne pioniere dell’istruzione tecnica e, infine, sulla memoria del lavoro e dei luoghi della produzione.

Ad ogni proiezione seguirà un momento di dibattito.

Di seguito la sinossi delle proiezioni:

Lunedì 6, ore 21:00

Il docufilm Detenute fuori dall’ombra (Regia Licia Ugo, 29’, 2020) è stato realizzato nell’ambito dell’omonimo progetto promosso da UDI Bologna, con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari Opportunità. L’associazione con le sue volontarie ha aperto un ponte tra le detenute e il mondo esterno: su una popolazione di circa 60mila carcerati, infatti, solo il 4% è donna, 2.400 persone che vivono in piccoli spazi dentro istituti maschili e sono spesso dimenticate. IL docufilm si aggiunge alla pubblicazione “Fuori dall’ombra” per far conoscere la vita delle donne nella detenzione, una vita fatta di isolamento, solitudine, rabbia e discriminazioni, puntando a raggiungere così un importante obiettivo del più ampio progetto: portare fuori ciò che accade dentro, perché conoscere significa diventare consapevoli e assumersi delle responsabilità.

Martedì 7, ore 21:00

IL documentario Paura non abbiamo (Regia Andrea Bacci, 70’, 2017), racconta la Bologna degli anni Cinquanta, una delle epoche più controverse dello scenario italiano. Anna e Angela vennero arrestate davanti alla fabbrica Ducati per aver distribuito la mimosa in occasione della Giornata Internazionale della Donna del 1955. Furono condannate a un mese di reclusione da scontare nel carcere di San Giovanni in Monte, oggi sede del dipartimento di Storia dell’Università. Sessant’anni dopo, San Giovanni in Monte è il luogo deputato a riportare alla luce le storie delle migliaia di persone che vennero ingiustamente licenziate nel pieno della guerra fredda, quando persino un innocuo fiore come la mimosa, sinonimo della lotta per l’emancipazione femminile, veniva considerato un simbolo sovversivo.

Mercoledì 8, ore 21:00

Il documentario Mosche bianche (Regia Andrea Bacci, 30’, 2021) racconta la storia di un gruppo di ragazze diplomate come perite industriali nella Bologna degli anni Sessanta, che per la prima volta ha avuto la possibilità di studiare ciò che alle generazioni precedenti di donne era precluso, ma per farlo ha dovuto scontrarsi con il conformismo di un mondo che non era pronto ad accettarle. In un’epoca in cui la divisione tra discipline maschili e femminili era un muro invalicabile, queste ragazze rappresentavano un’autentica rarità. Realizzato nell’ambito del progetto Genere, lavoro e cultura tecnica, il film nasce a partire da un nucleo di sei fotografie rinvenute presso il Museo del Patrimonio Industriale, che mostrano le studentesse alle prese con laboratori di aggiustaggio e saldatura.

Giovedì 9, ore 21:00

Il breve documentario Noi siamo la Minganti (Regia Andrea Bacci, 13’, 2019) realizzato in occasione dell’omonima mostra e nell’ambito del progetto Bologna metalmeccanic@, racconta la fabbrica Minganti attraverso le storie delle diverse generazioni di lavoratori e lavoratrici che nel corso del tempo ne hanno costituito il cuore pulsante. Si tratta di una vera e propria dichiarazione d’amore, che dimostra quanto il senso di appartenenza nei confronti di un’azienda possa trascendere i confini dello stabilimento per radicarsi profondamente nelle persone, vere e proprie depositarie della cultura del lavoro industriale da lasciare in dote ai posteri.

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