Continuiamo a scambiarci notizie nonostante le nostre amiche siano chiuse, isolate e sempre più depresse. Riceviamo da una di loro qualche informazione sul loro stato di salute e cerchiamo pure a distanza di sostenerle e continuare ad offrire stimoli per riflettere: una breve poesia, uno slogan, un passo letterario, un aggiornamento su quello che succede fuori…ma le risposte sono sempre più allarmanti, disperate, cariche di paura di essere abbandonate:

“ma che fine hai fatto? Come mai non mi scrivi?…da quando non venite qui tutto si è fermato, per chi non ha colloqui è molto dura non vedere nessuno. Mi mancate, mi manca il contatto, l’esprimere le proprie idee, il confrontarsi, la vostra presenza…”.

“ …noi siamo di nuovo chiuse, l’Istituto ha chiuso l’entrata ai volontari, professori, ecc….io sono in cassa integrazione ferma per sette giorni, poi ritorniamo e poi nuovamente a riposo. E’ una tragedia…”

“…l’ansia cresce…nonostante che combattiamo, mi sembra di essere un gambero, un po’ va vanti e un po’ va indietro, noi stiamo andando molto indietro. Già! Dove cercare luce, nel buio senza fine?”

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