Gli ambigui interessi politici delle forze occidentali hanno abbandonato una postazione in #Afghanistan che nel tempo era diventata di garanzia, e che aveva reso possibile nell’ultimo ventennio l’introduzione di alcune riforme democratiche compatibili con uno stato di diritto in Afghanistan, e il conseguente accesso ai diritti civili quali l’istruzione, il lavoro fuori casa, la partecipazione alla vita politica e sociale delle donne.

Grazie a questa evoluzione ora in Afghanistan ci sono bambine che vanno a scuola e ragazze che studiano all’università, giornaliste, interpreti, magistrate, donne che lavorano, escono da sole, vanno in ufficio, o in altro luogo di lavoro, con velo e senza velo, questo succede a #Kabul, anche se sappiamo che nelle piccole città di provincia i diritti civili erano comunque diseguali per una democrazia non ancora del tutto acquisita.Dopo le ore drammatiche di ieri, dove è stato reso possibile l’ingresso a Kabul dei talebani e la resa incondizionata della città, la fuga del presidente in carica Ashraf Ghani, niente sarà più come prima.

La fuga immediata degli europei, del personale delle ambasciate, e di chi ha la possibilità di lasciare l’Afghanistan testimonia l’involuzione funesta e il pericolo di vita in cui si trovano migliaia di donne e di uomini.Pericolosa la posizione delle donne, specialmente delle magistrate che detenendo un ruolo di potere ed avendo giudicato molti uomini di mafia e anche talebani, saranno tra le prime ad essere prese di mira ed epurate, come da un disperato appello dell’associazione delle magistrate afgane che ha chiesto all’associazione internazionale delle magistrate di intercedere per impedire l’ingresso dei talebani e la caduta del governo di Kabul e soccorso per eventualmente fuggire in tempo dalla città, ma anche delle giornaliste, delle interpreti che hanno lavorato con le forze straniere occidentali, e in genere di tutte le donne, delle donne single di cui i talebani stanno già redigendo liste andando porta a porta, al fine di destinarle come bottino di guerra.

Per tutte queste donne non è sufficiente una dichiarazione di solidarietà o di vicinanza, perché è necessario mettere in sicurezza le loro vite.Chiediamo al governo italiano e alle organizzazioni internazionali e locali, sindaco di Bologna compreso, di muoversi velocemente per accogliere le rifugiate che chiedono aiuto e predisporre la loro immediata evacuazione dal territorio afgano.

Rossella Mariuz

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