La parola “casa” ha infatti per ciascuna di noi un significato particolare: per qualcuna casa è assistenza, per qualcuna è maternità, per qualcun’altra è solitudine. Casa può essere pace e può essere violenza. Può essere rifugio ed essere prigione.

Ciò che nel nostro piccolo delle nostre scrivanie stiamo cercando di fare, è dunque accettare la sfida che ci è stata imposta: cogliamo questo cambiamento come un’occasione per pensarci e reinventarci come donne, come lavoratrici e come esseri umani. Cerchiamo anzitutto di capire, perché questa malattia non ha fatto altro che portare a galla le ingiustizie più profonde della nostra società. Ci impegniamo quotidianamente ad essere presenti per le donne vittime di violenza che in questi mesi sopportano un doppio stato di infermità. Leggiamo, prendiamo spunti da esempi del passato senza perdere di vista il presente. E poi pensiamo al futuro, immaginando e organizzando una didattica virtuale in grado di diffondere valori quali il rispetto e l’uguaglianza agli uomini e alle donne del domani.

Noi di Udi Bologna stiamo a casa, ma non ci fermiamo. Perché siamo donne in fondo, e ferme non ci sappiamo stare.

Francesca Cozza

Bologna, 20/04/2020

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