Siamo un’associazione autonoma femminile che nasce nel 1945, ma la sua origine è nei Gruppi di Difesa della Donna e di assistenza ai combattenti per la libertà costituitisi nell’autunno 1943. Le donne misero in atto una resistenza civile contro le truppe di occupazione tedesche ed i nazifascisti con l’obiettivo della pace e di un’Italia democratica in cui avviare un grande processo di emancipazione. L’UDI fin dalla sua nascita si è data come scopo il riscatto della condizione femminile. Siamo state tra le promotrici del voto alle donne nel 1945. Abbiamo sempre interpretato e sostenuto con azioni concrete le battaglie fondamentali per l’emancipazione, i diritti e l’autodeterminazione delle donne. I primi trent’anni della nostra Repubblica sono fondamentali per l’impegno e per la visibilità di UDI che diviene una organizzazione di massa. Le donne, con il loro pensiero, con la passione politica, cambiano la cultura sociale e si pongono come interlocutrici qualificate nei confronti delle istituzioni e delle realtà nazionali e locali, per l’affermazione di leggi in cui diritti e doveri superano le vecchie forme di subalternità presenti nella società: dalla parità salariale tra donne e uomini alla tutela del lavoro a domicilio, all’ammissione delle donne a tutti i pubblici uffici inclusa la magistratura, alla legge sul divorzio e suo referendum confermativo, al nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra i coniugi, alla tutela delle lavoratrici madri, al piano degli asili nido comunali, alla costruzione dei consultori familiari, alla legislazione su maternità responsabile e regolamentazione dell’interruzione di gravidanza e relativo referendum di conferma, via via fino alle più recenti norme contro la violenza.

Questa è la storia delle donne dell’UDI che si intreccia con la storia del nostro Paese. E’ stato un percorso fortemente contrastato – e non ancora compiuto – ma ricco di contenuti positivi di cui andiamo fiere.

L’UDI di oggi

Oggi la nostra associazione ha una corposa rete diffusa su tutto il territorio nazionale. Siamo impegnate a livello nazionale e locale, insieme con altre rappresentanze femminili, per la difesa dell’autodeterminazione delle donne.

Vogliamo più donne nel lavoro con meno precariato, nelle istituzioni, nella politica, per la piena cittadinanza di tutte. Pensiamo che le donne abbiano un diverso approccio nei confronti della politica e che attraverso le differenti competenze, esperienze, acquisite nei vari settori della vita sociale rappresentino una risorsa indispensabile per l’intera società.

Un obiettivo è l’applicazione dell’art. 51 della Costituzione Italiana per una effettiva democrazia paritaria che è alla base di una democrazia moderna dove donne e uomini partecipano in posizioni di uguaglianza nelle assemblee elettive e nei luoghi decisionali. Questa azione politica che abbiamo chiamato 50E50 OVUNQUE SI DECIDE ha avuto come prima tappa la raccolta di firme per una proposta di legge di iniziativa popolare che imponga meccanismi paritari nelle indicazioni delle candidature. Abbiamo consegnato al Senato della Repubblica il 30 novembre 2007 oltre 120.000 firme. Tutte le forme antidiscriminatorie quali le quote rosa – norme pur utili in tempi pregressi – sono ora da considerare superate per la preponderanza delle cittadine che vogliono esserci ovunque si decide. Le donne nei luoghi decisionali portano una identità femminile per la politica, per la vita produttiva e sociale perciò la democrazia paritaria è ciò che perseguiamo.

Un concreto impegno della nostra associazione è stato ed è rivolto verso le donne dei Paesi senza diritti, con sostegno ai progetti AIDOS (associazione italiana donne per lo sviluppo) in particolare contro le mutilazioni genitali femminili, e Fatou per il diritto di cittadinanza di donne africane. Abbiamo inoltre sostenuto in Bosnia l’apertura di consultori per aiutare le donne rimaste sole al termine dei conflitti.

L’UDI ha da sempre messo in atto azioni e richiesta di politiche per contrastare una piaga sociale che è la violenza perpetrata quotidianamente dagli uomini nei confronti delle donne soprattutto nell’ambito della famiglia. Abbiamo promosso nel 2006 azioni di sensibilizzazione come lo STOP FEMMINICIDIO a cui è seguita nel 2008 la campagna denominata STAFFETTA DI DONNE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE per dire che la violenza sulle donne deve finire.  

La staffetta, partita da Niscemi il 25 novembre 2008 (luogo ove è stata uccisa Lorena ),è terminata il 25 novembre 2009 a Brescia ove è stata uccisa Hiina. Simbolo èstata un’anfora con due manici così che la possano portare due donne, a significare l’importanza della relazione, della solidarietà e vicinanza tra di noi su tutti i temi che ci toccano profondamente.In quest’anfora abbiamo raccolto migliaia di messaggi delle donne da tutto il Paese.

Siamo state anche all’Onu alla commissione sulla condizione femminile nei paesi occidentali e altri ove abbiamo consegnato una petizione in cui si chiedono ai Paesi, impegni precisi.

Sono seguite nel 2010 le campagne di sensibilizzazione che abbiamo chiamato IMMAGINI AMICHE contro gli stereotipi nell’informazione e nella pubblicità e abbiamo chiesto ai comuni italiani .precise determinazioni per il divieto di uso di spazi pubblici sul’impatto di marketing e della pubblicità lesiva della dignità della persona e della donna.

Immagini amiche è divenuto anche un premio di Udinazionale in collaborazione con l’ufficio italiano del Parlamento Europeo,

Nell’ottobre 2012 Udinazionale ha firmato insieme a significative associazioni e reti di donne, un patto denominato NO MORE! CONTRO LA VIOLENZA MASCHILE SULLE DONNE –FEMMINICIDIO che impegna diverse associazioni a chiedere che la politica e le massime istituzioni del Paese diano alla violenza contro le donne ed alla sua forma più estrema, il femminicidio, tutta l’attenzione,impegno e assunzione di responsabilità a tutti i livelli. La formazione, prevenzione e contrasto sono azioni indispensabili per difendere l’incolumità delle donne..Chiediamo anche che l’affido condiviso nei casi di separazione e di figli monorenni non venga applicato nei casi di violenza e nei processi non sia utilizzata la cosiddetta PAS (sindrome di alienazione parentale.).

Abbiamo chiesto la ratifica della convenzione di Istambul del Consiglio d’Europa del 2011,

per la prevenzione, protezione e sostegno nonché politiche integrate contro la violenza sulle donne,.   finalmente repecipia dal Parlamento nel 2014.

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