“Ieri il parlamento ha aperto le porte alle donne vittime di violenza, alle associazioni e alle professioniste che lavorano sul tema. Abbiamo ascoltato testimonianze di sopravvissute allo stupro, alla violenza domestica, alla tratta, ma anche le testimonianze delle donne vittime di figlicidi e delle madri di donne vittime di femminicidio. Una condivisione corale delle diverse esperienze ci ha unite in un unico intento, quello di dire basta alla violenza sulle donne. Ancora oggi le donne sono testimoni coraggiose (oltre che vittime) di una cultura patriarcale di sopraffazione e coercizione, testimoni di una società che nega piena cittadinanza al 51% della sua popolazione, che rifiuta di riconoscere il danno terribile, grave e gravoso che un maschile violento e prevaricatore continua ad infliggere a tutti, donne, bambini e uomini minando il vivere civile.

Giornate come queste, che uniscono le differenze dei nostri vissuti e dei percorsi politici, hanno il merito di ricondurre le istituzioni al proprio ruolo di garanti del diritto di cittadinanza, delle leggi e della legittimità umana nel vivere comune e di porle di fronte alla necessità ed urgenza di trattare il contrasto alla violenza di genere come un tema imprescindibile della governance attuale e della democrazia. Le donne dell’UDI sono state e continueranno ad esserci, prima e oltre il 25 novembre, al fianco di tutte le donne”. UDI nazionale

Unite, solidali, coraggiose, forti. Proprio come descritto nel post pubblicato su Facebook da UDI nazionale, le 1400 donne presenti il 25 novembre a Montecitorio per l’evento indetto da Laura Boldrini intitolato In Quanto Donna, non hanno risparmiato le loro voci. “Non è mai accaduto prima nella storia della Repubblica” ha affermato in apertura la Presidente della Camera in merito al numero di adesioni arrivate da donne di tutta Italia. “Questa giornata ha un senso: le donne italiane hanno bisogno di ascolto, di attenzione, di riscatto. La metà delle donne che vengono uccise sul pianeta vengono uccise in quanto donne. In Italia ne viene uccisa una ogni due giorni. Sbaglia chi pensa che la violenza riguardi solo le donne. No. Riguarda tutto il paese. E’ come se di fronte a un atto di razzismo reagissero solo coloro che vengono colpiti”. L’esperienza di chi ha vissuto sulla propria pelle la brutalità della violenza, dello sfruttamento, della schiavitù, di chi ha perso il figlio o la figlia a causa di questa piaga dell’umanità, di chi ogni giorno, ogni momento, senza sosta, si impegna con passione e dedizione a contrastare un male che non riguarda solo le donne ma che rappresenta “una ferita alla nostra società” come ha definito il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel messaggio inviato per l’occasione, hanno mostrato con grande coraggio quanto il desiderio di vivere, di lottare per la giustizia e la libertà, sia più forte di qualsiasi cosa. Intorno a loro, le donne delle associazioni, delle istituzioni, tutte le presenti, raccolte in un abbraccio collettivo di rispetto, stima ed empatia che è partito dal cuore di Roma fino ad avvolgere le donne di tutta Italia e del mondo intero. “Il silenzio divide, uccide, la parola aggrega, salva” ha proseguito la Boldrini. Rompere il muro della vergogna, della paura, del silenzio è la sfida a cui nessuno può sottrarsi per far risplende una civiltà che sia tale non solo di nome ma anche di fatto. “Grazie ai centri anti violenza è nata la consapevolezza che la storia di ciascuna donna riguarda tutte – ha in seguito affermato Antonella Veltri, Vice Presidente della Rete D.i.Re Centri Antiviolenza – La violenza è un problema culturale, politico. I centri antiviolenza danno quotidianamente alle donne fiducia e ascolto a partire dal riconoscimento stesso della violenza. Lavoriamo per costruire autodeterminazione e consapevolezza”. Sono intervenute inoltre Serafina Strano, dottoressa della Guardia medica di Trecastagni, CT, vittima di stupro; Grazia Biondi, vittima di violenza e Presidente dell’Associazione Manden; Maria Monteleone, Procuratrice aggiunta e capa del pool antiviolenza della Procura di Roma; Touria Tchiche, vittima di violenza domestica; Rosaria Maida, dirigente IV sezione Squadra mobile di Palermo; Concetta Raccuia, mamma di Sara Di Pietrantonio, uccisa dal suo ex la notte del 29 maggio 2016; Linda Laura Sabbadini, statistica sociale; Emanuela De Vito, sopravvissuta a tentato femminicidio; Antonella Penati, vittima di figlicidio e presidente della Onlus, “Federico nel cuore”; Maria Gabriella Carnieri Moscatelli, presidente di Telefono Rosa; Blessing Okoedion, vittima di tratta; Alice Masala, vittima di cyberbullismo; Luisa Betti, giornalista; Maria Teresa Giglio, mamma di Tiziana Cantone, morta suicida il 13 settembre 2016; Nicoletta Malesa, Centro ascolto uomini maltrattanti; Serena Dandini, scrittrice e autrice teatrale e televisiva. Tra le testimonianze in molte hanno ringraziato UDI per il sostegno, l’accoglienza, l’aiuto concreto ricevuto per uscire dalla spirale della violenza. Ha preso la parola anche la Sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, con delega alle Pari Opportunità, Maria Elena Boschi: “Non stiamo combattendo per i diritti delle donne, ma per una civiltà più giusta. Il mondo non può rinunciare alla metà delle sue intelligenze. Per questo le donne devono sentirsi libere. Libere nelle loro scelte sessuali, dai giudizi, di uscire la sera di casa, libere di dire di no e crescere uomini che sappiano dire di no.”

Share: